Legge Mancino. Estenderla all’omofobia?

Esiste una legge ferma dal 2013 in Senato. Una legge che, a dir la verità, nessun senatore ha il coraggio di rifiutare, ma che allo stesso tempo nessuno ha intenzione di approvare. Sembra banale ricordarlo, siamo un Paese cattolico: e l’influenza della religione si sente moltissimo, in uno stato laico.

In Italia, non è possibile discriminare una persona per motivi razziali, etnici, religiosi o relativi alla nazionalità, in ossequio alla legge Mancino. Semaforo verde, invece, per omofobia e transfobia, con la (piccola) eccezione dei rapporti di lavoro. Peraltro eccezione non dovuta ad iniziativa autonoma del legislatore italiano, ma al recepimento di una direttiva UE (in realtà completato correttamente solo dopo l’apertura di una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea).

Pertanto, ad eccezione delle regioni Toscana, Piemonte, Umbria e Sicilia, ci si può attenere pedissequamente alla legislazione vigente, pur rifiutando di fornire beni e servizi agli omosessuali (esempio ideale il B&B in Calabria che non accetta “gay e animali”), ovvero incitando a farlo, e perfino incitando all’odio nei confronti della comunità LGBT sarà difficile ricevere sanzioni.

Ormai da anni il parlamento europeo chiede agli stati membri di adoperare norme anti-discriminazione che includano la tutela dell’orientamento sessuale.

Considerato tutto ciò, il 15 maggio 2013 viene presentata alla Camera dei Deputati la proposta di legge n° 245, a firma Scalfarotto ed altri, che fa ricomprendere nella legge Mancino anche la tutela di omo e transessuali da discriminazioni e reati d’odio. Basta, in effetti, aggiungere qualche parola alla legge vigente.

La pdl sarà quindi approvata dalla Camera il 19 settembre 2013, e trasmessa al Senato il giorno dopo; un emendamento, per tutelare la libertà di espressione prevista dall’ art. 21 della Costituzione, aggiungerà che “Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero anche se assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni”. Tale comma si applicherebbe anche alla discriminazione per motivi etnici, nazionali, razziali o religiosi.

Al Senato, tuttavia, inizierà ben presto l’ostruzionismo: in certi casi, miglior modo per i parlamentari di dimostrare la propria incapacità di provare vergogna. 393 emendamenti da discutere, molti dei quali privi di qualsivoglia utilità o logicità. Principe di questi emendamenti è senza dubbio alcuno Lucio Malan, deputato forzista già noto per l’emendamento alla legge Cirinnà in cui proponeva di sostituire la dizione “presso gli uffici dello stato civile di ogni comune italiano è istituito il registro delle unioni civili tra persone dello stesso sesso”, in “presso gli uffici dello stato civile di ogni comune italiano si fa sesso”. Uno dei suoi emendamenti alla pdl Scalfarotto sostituirebbe invece “omofobia” con “eterofobia”, termine alquanto originale nato presso le organizzazioni della destra ultracattolica, come del resto la presunta “teoria del gender”, al fine di motivare il diniego alla concessione di diritti civili agli omosessuali. Onde non gettare ulteriore discredito sul Parlamento (torneremo sull’ostruzionismo e gli emendamenti “originali” nei prossimi numeri), è opportuno terminare questa breve rassegna.

Queste le pene previste dalla legge Mancino, che con la pdl Scalfarotto sarebbero estese ad omofobia e transfobia: discriminazione o incitamento alla discriminazione, ovvero diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull’odio, reclusione sino a tre anni; per chi, invece, incita a commettere o commette atti di violenza o atti di provocazione alla violenza, reclusione da sei mesi a quattro anni. Qualora, invece, il fatto costituisca più grave reato, la pena di tale reato potrà essere aumentata dal giudice fino alla metà.

Fatto sta, comunque, che la legge sull’omofobia non è ancora stata calendarizzata in commissione giustizia al Senato, ed aspettarsi che torni in discussione nei prossimi mesi sembra spudoratamente ottimistico.

Sembra quasi inutile portare i numeri dell’omofobia: 196 casi riportati dai mass media in Italia nell’ultimo anno, facile avere un’idea sulla portata reale del fenomeno. Pochi denunciano, anche perché a meno di violenze o minacce sarebbe completamente inutile.

 

Fabrizio Gaglione, 3a E

 

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