La “Guerra del calcio”

Il calcio non è mai stato trattato come un puro e semplice gioco, sia dagli stessi calciatori che dai semplici tifosi e appassionati. In alcuni casi a causa di questo sono nate ostilità tra due intere nazioni, come nel caso della guerra del calcio, un conflitto durato dal 14 al 18 luglio 1969 tra El Salvador e Honduras. La causa della guerra non è stata propriamente il pallone, ma esso è stato determinante per dare inizio alle ostilità tra i due stati. El Salvador era infatti economicamente molto arretrato, a causa della presenza di numerose multinazionali statunitensi che detenevano il monopolio dei commerci e delle proprietà terriere. L’economia del paese centroamericano era ancora basata sul latifondo e così non vi era un’equa distribuzione delle terre tra la popolazione. La disoccupazione era altissima. I contadini salvadoregni fecero così pressione al governo chiedendo di potersi trasferire liberamente in Honduras, che nonostante fosse anch’esso molto arretrato economicamente, aveva numerosi chilometri di terre incolte. I governi dei due paesi firmarono così nel 1967 una convezione bilaterale sull’immigrazione che portò ben 300000 cittadini salvadoregni a trasferirsi in Honduras. Ciò causò il malcontento dei contadini autoctoni i quali, tramite scioperi e manifestazioni, riuscirono ad ottenere nel 1969 un decreto che vietava il possesso delle terre ai non honduregni. E’ qui che entra in scena il calcio, è qui che si inizia a fare sul serio. L’otto giugno 1969 si gioca all’Estadio Nacional di Tegucigalpa, capitale dell’Honduras, la semifinale di andata del torneo tra squadre nazionali centroamericane che assegna un posto alla fase finale dei mondiali in Messico dell’anno seguente. Ironia della sorte, si affrontano Honduras e El Salvador. L’atmosfera è tesissima e la notte prima dell’incontro i tifosi locali disturbano incessantemente i giocatori di El Salvador facendo enorme confusione sotto il loro albergo, al fine di destabilizzarli. I tifosi riescono nel loro intento e la nazionale di casa riesce a vincere per un goal a zero. I tifosi di El Salvador si legano al dito il trattamento subito dai loro giocatori e decidono di ricambiare il favore in terra salvadoregna, il giorno prima della semifinale di ritorno, sfasciando le finestre dell’albergo dove alloggiano i giocatori honduregni e tirandovi all’interno addirittura carcasse di topi morti. Il giorno della partita sarà necessario addirittura l’intervento dell’esercito, che condurrà i giocatori allo stadio all’interno di carri armati. Sul campo non c’è partita, El Salvador vince 3-0 contro avversari visibilmente provati. Dopo una vittoria a testa per entrambe le nazionali c’è bisogno di uno spareggio in campo neutro, che si tiene il 27 giugno all’ Estadio Azteca di Città del Messico. Nonostante le autorità messicane avessero imposto un ingentissimo spiegamento di forze di polizia al fine di evitare incidenti, le tifoserie delle due squadre riuscirono ad entrare in contatto sia all’interno che all’esterno dello stadio, trasformando la zona in un autentico campo di battaglia per diverse ore e causando diversi morti e centinaia di feriti. La partita fu vinta per tre a due ai tempi supplementari da El Salvador, che riuscirà a vincere anche la finale del torneo contro Haiti e a volare a Mexico 70. Dopo la vittoria degli ormai odiati rivali, il governo dell’Honduras tagliò le relazioni diplomatiche con El Salvador, dando inizio alla guerra che andò avanti per 4 giorni, causando circa seimila morti, tra civili e soldati honduregni e salvadoregni. Il 18 luglio si conclude così la guerra che determina la qualificazione ai mondiali di El Salvador e, cosa più importante, lo sfollamento di migliaia di salvadoregni.

 

Paolo de Angelis, 5a F

 

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