“Una macelleria messicana”

“Una macelleria messicana”. È così che Michelangelo Fournier, vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, descrive il macabro spettacolo che gli si presenta davanti agli occhi, appena entrato nella scuola Diaz di Genova la sera del 21 luglio 2001. Gli interni dello stabile ricoperti da tappeti di sangue e corpi di ragazzi e ragazze dai volti tumefatti, con ossa rotte e lacerazioni profonde, e in ogni dove uomini e donne percossi con aggressività brutale. Non è la scena di un film dell’orrore. Qui si tratta della cruenta realtà, che vede protagonisti novantatré tra manifestanti e attivisti del movimento no-global del Genoa Social Forum e alcuni battaglioni delle forze dell’ordine. Il fatto avvenne durante quella che era la tranquilla sera del 21 luglio tra le 22 e la mezzanotte, a contestazioni finite, quando i carabinieri fecero irruzione nella scuola, concessa all’organizzazione dal comune di Genova, e crearono in poche ore uno scenario che va al di là del comune immaginario di violenza e inciviltà: nel 2015 la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia poiché sono accaduti eventi contrari agli articoli 3, 6, 13 e 34 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, concernenti la tortura e le condizioni e punizioni degradanti ed inumane che le forze dell’ordine imposero agli attivisti. Raccapriccianti sono le testimonianze delle violenze subite nella scuola da uomini e donne delle più svariate età e città (vennero percossi così furiosamente che, racconta Fournier, vi era materia cerebrale sparsa per una sala) ma ad oggi, a distanza di sedici anni dall’accaduto e altrettanti di lotte giudiziarie delle vittime, l’Italia ha riconosciuto le bestialità commesse davanti alla corte di Strasburgo, con la promessa di risarcire con 45000 euro sei delle sessantacinque persone che si sono appellate alla Corte di Strasburgo per vedere riconosciuta la violazione dei loro diritti per aver subito le infine riconosciute torture. Ma ad essere pagati non saranno i malmenati della Diaz. Tra gli arrestati, sessantatré furono portati in ospedale e altri nella caserma della polizia di Bolzaneto, ed è qui che è avvenuta la seconda tragedia, quella per cui i sei saranno risarciti. Gli arrestati arrivati ricevettero altre percosse, e gli agenti aggiunsero ai maltrattamenti fisici anche quelli psicologici: rimasero nella caserma trenta ore, senza alcuna assistenza legale, e alcuni furono costretti a restare immobili e in piedi davanti a un muro e chi non riusciva a mantenere la posizione veniva insultato e spruzzato con spray al pepe. Individui con i capelli rasta vennero rasati, donne minacciate di stupro e chi necessitava di punti di sutura venne sottoposto a pseudooperazioni senza anestesia. Marco Bistacchia, uno dei sei che avrà il risarcimento, fu portato in un ufficio, denudato e costretto a camminare carponi gridando lodi per la polizia italiana. Un ambiente, quello della caserma di Bolzaneto, in cui tutti volenti o nolenti erano complici: la polizia costrinse i prigionieri a firmare delle dichiarazioni, e non è difficile immaginare cosa successe a chi si rifiutò di farlo.

Entriamo nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto del 21 luglio 2001. Non siamo manifestanti né poliziotti, ma ci limitiamo ad osservare. Ci troviamo in una stanza in cui lo stato di diritto non esiste, in cui le urla della vittima non fermano la furia del carnefice e man mano diventano insensate, si rassegnano al dolore e attendono con ansia la fine della violenza, o delle voci. Usciamo dalla stanza: può un becero risarcimento porre rimedio alle torture subite da novantatré persone?

Floriana Trey, 4a B

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...