Come perdere una battaglia senza un nemico

Ci troviamo nelle prime settimane del settembre 1788, in Austria. L’impero austro-ungarico di Giuseppe II è entrato da poco in guerra contro l’impero Ottomano, in appoggio alla Russia.

100 000 uomini dell’esercito asburgico, guidati dall’imperatore stesso, avanzavano in Romania, essendo giunta la notizia che un’armata turca si stava dirigendo verso Niš (città della Serbia). Giunti presso la cittadina di Karansebes, vicino al fiume Timiș, la truppa decise di accamparsi. Era il 19 settembre, e avvenne uno dei fraintendimenti più drammatici e sanguinosi della storia. Era una notte senza luna e un’avanguardia delle truppe asburgiche attraversò il ponte in ricognizione. Dall’altra parte non trovarono turchi, ma solamente degli zingari che li accolsero offrendo loro donne e alcolici. Poche ore dopo, le compagnie di fanti attraversarono anch’esse il fiume e vollero anch’esse “dissetarsi”, ma le truppe dell’avanguardia avevano già bevuto tutto tranne un barile di acquavite, e per “difenderlo” avevano allestito una postazione fortificata, dalla quale cacciarono gli intrusi. Colti alla sprovvista, i fanti decisero di rispondere all’offensiva, e partì un primo sparo. Da qui l’inizio dell’inferno. L’avanguardia contrattacca sguainando le spade; i fanti rispondono con i fucili, ma non riescono a smuovere gli avversari dalla fortificazione. A questo punto, uno di loro ebbe la brillante idea di gridare “i Turchi!”, cui seguì un coro di voci. I soldati dell’avanguardia, ubriachi com’erano, si “bevvero” l’allarme e fuggirono. Il loro colonnello nel tentativo di fermarli urlò “Halt! Halt!”, ma alcuni giovani soldati scambiarono quel comando per “Allah! Allah!” e spararono. Sulla sponda opposta del fiume, intanto, il rimanente delle truppe si era svegliato e sentendo gli spari ne dedusse che l’avanguardia avesse incontrato i Turchi. Nella completa oscurità si udivano solo urla e spari, e i cavalli da tiro, che erano in un recinto al centro dell’accampamento, fuggirono per la paura e ruppero le barriere, facendo scambiare tale fuga per un’incursione delle truppe ottomane, e a quel punto il comandante ordinò all’artiglieria di aprire il fuoco. Dal caos più totale si passò ben presto al panico, e non fu più possibile arrestare la degenerazione degli eventi. Poiché nell’esercito vi erano più reparti che parlavano lingue diverse, molte truppe furono scambiate per nemiche e uccise. I fuggiaschi giunsero alla carrozza dove dormiva il re e lo svegliarono; i suoi aiutanti dovettero proteggerlo con le spade sguainate ma morirono calpestati. L’imperatore riuscì a salvarsi, ma finì a bagno nel fiume. Il caos si era intanto esteso anche alla cittadina di Karansebes, e non si contarono i saccheggi, gli stupri e gli omicidi avvenuti per la follia del momento. Quando finalmente i generali riuscirono a fermare la battaglia, l’esercito era ridotto a brandelli. Due giorni dopo, infatti, il Gran Visir e i Turchi trovarono ad aspettarli circa 10 000 cadaveri austriaci, a cui si affrettarono a tagliar le teste.

 

Riccardo M. Polidoro, 3a H

 

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