Le banane insanguinate

Quanto vale una banana? Be’, non tutti sanno che più volte, nel corso della storia, una banana ha avuto un valore più alto della democrazia, della libertà e della vita umana.

In Colombia per esempio, nel 1928 oltre tremila coltivatori di banane scioperanti che chiedevano orari di lavoro accettabili (sotto le 12h a loro imposte) e uno stipendio in denaro, furono uccisi dall’esercito regolare con le loro famiglie, per poi essere caricati sul treno della compagnia bananiera statunitense United Fruit Company, attuale Chiquita Brands International, ed essere infine gettati nel’oceano.

Questa compagnia, la United Fruit Company, nel corso della prima metà del ‘900 aveva già esteso in tutta l’America Latina il suo potere acquistando enormi porzioni di terreni coltivabili e appropriandosi dell’economia di paesi interi. In Guatemala per esempio,  negli anni cinquanta ogni kilometro di ferrovia costruita, ogni compagnia telefonica ed elettrica e l’unico porto commerciale esistente appartenevano alla UFC.

Qui, in Guatemala, nel 1951 venne eletto un nuovo Presidente: Jacopo Arbenz Guzman. Questi era un socialista non allineato con l’Unione Sovietica, che aveva deciso di liberare il suo Paese dall’oppressione del colosso multinazionale.

Arbenz quindi mise a punto delle riforme che garantivano più diritti ai coltivatori di banane, una riforma agraria che consisteva nell’espropriare alla United Fruit migliaia di ettari di terre incolte per poi distribuirle agli oltre centomila contadini nullatenenti che ne avevano bisogno. Inoltre per combattere lo strapotere delle multinazionali istituì nuove compagnie telefoniche ed elettriche statali, che in un sistema di libero mercato avrebbero concorso assieme alle aziende private.

Bisogna considerare che l’allora Segretario di Stato americano, John Foster Dulles, e il direttore della CIA, Allen Dulles, avevano lavorato precedentemente per la United Fruit e che lo stesso Segretario di Stato per gli Affari Interamericani di allora, John Moors Cabot , era il fratello di Thomas Cabot, presiedente della multinazionale americana.

Quindi l’azienda, preoccupata per i suoi affari miliardari in banane, pensò bene di sfruttare i suoi agganci con Washington per organizzare un colpo di Stato coi fiocchi in Guatemala.

La CIA iniziò quindi ad armare ed addestrare un esercito di mercenari, e intanto si impegnò a diffamare il governo guatemalteco, accusandolo su tutti i giornali delle Americhe di essere un brutale regime comunista e una minaccia per la libertà del suo popolo e dei suoi vicini.

Quindi, dopo oltre un anno di preparativi e dopo numerosi tentativi diplomatici degli USA di convincere il governo guatemalteco ad abolire il Partito Comunista, di annullare la riforma agraria e le leggi sui diritti dei lavoratori; il 18 Giugno del 1954 partì un’offensiva militare che attraverso corruzioni, sabotaggi e la diffusione del panico e della confusione tra la popolazione e i vertici militari, riuscì a rovesciare il governo ponendo al potere il colonnello Castillo Armas, uomo truce e violento che fin da subito iniziò a perseguitare gli oppositori del regime, i lavoratori e gli studenti.

Da allora il mercato delle banane non sarà più minacciato da assurde pretese di libertà e democrazia, perché ogni tentativo di emancipazione verrà soffocato nel sangue, nella tortura e nel terrore. E ancora adesso, dopo oltre cinquant’anni, in Guatemala e nelle altre “Repubbliche delle Banane”, si soffre, si combatte e si muore per una banana.

“Nel marzo del 1999 la Chiquita festeggia i suoi primi 100 anni di storia con la sicurezza di festeggiare anche i prossimi 100. Un secolo di vita incredibile per un’azienda che ha fatto della qualità e della responsabilità sociale il suo centro vitale.” dal sito web Chiquita—UFC

Raffaele Tartaglia, 2a  D

 

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