Il trapianto di testa, ovvero anastomosi cefalo somatica

Due chirurghi visionari, un ragazzo affetto dalla malattia di Werdnig-Hoffmann, del glicole polietilenico (PEG) e una nanolama in diamante da duecentomila dollari, con l’aggiunta di molti oppositori (e sostenitori), compongono i macro-ingredienti dell’innovazione che porterebbe la scienza e la medicina ad uno stadio avanzato: l’anastomosi cefalo somatica, comunemente chiamata “trapianto di testa”. Quest’ultimo è un nome in realtà fuorviante, si dovrebbe parlare piuttosto di “trapianto di corpo” in quanto, in termini semplici, è il proprietario della testa a ricevere il corpo sano, e non il contrario. Potrebbe esserci un tocco di macabro in un tutto ciò, ma con questa pratica persone costrette su una sedia a rotelle potrebbero ritornare a camminare e ad avere l’indipendenza che avevano o che non hanno mai avuto. La prima operazione dovrebbe svolgersi nel 2017 in Cina e vedrà come leader di un’équipe di centocinquanta specialisti tra italiani, americani, cinesi e russi, il responsabile del primo trapianto di mano avvenuto nel 1999, il chirurgo cinese Xiaoping Ren, affiancato dal neurochirurgo italiano Sergio Canavero. Il primo a sottoporsi all’operazione sarà il poco più che trentenne russo Valery Spiridonov che, come già menzionato, è affetto dalla malattia di Werdnig-Hoffmann, una grave forma di atrofia muscolare spinale genetica che l’ha reso tetraplegico alla nascita e per cui presenta il corpo di un bambino di dieci anni e solo la testa di un uomo della sua età. Come ha affermato Canavero in numerose interviste, l’operazione ha richiesto anni di ricerche e sperimentazioni su topi e scimmie e, nel fatidico giorno, saranno impiegate circa trentasei ore di lavoro e un budget di cento milioni di dollari.

Come funziona?

Ren e Canavero hanno spiegato al giornalista scientifico Sam Kean, per la rivista statunitense “The Atlantic”, come si svolgerà l’intervento. Colui che donerà il proprio corpo a Spiridonov verrà scelto in base all’altezza, alla corporatura e al profilo immunologico, e sarà una persona cerebralmente morta ma con il corpo sano, ovvero un individuo che ha subito, ad esempio, un forte trauma cranico.

L’équipe medica si dividerà in due parti, una che opererà su Valery Spiridonov e una sul donatore. Entrambi saranno messi in posizione seduta, e sarà iniettato a Valery un liquido alla temperatura di 10-15 °C per rallentare la morte dei tessuti del cervello, che avrebbero circa un’ora di vita: la testa dell’uomo sarà cioè ibernata in modo tale da non presentare fuoriuscite sanguigne una volta avvenuto il taglio. La testa di Valery sarà dunque tagliata all’altezza della clavicola, conservando trachea ed esofago, e i muscoli saranno contrassegnati con dei coloranti per facilitare il ricollegamento con il corpo del donatore. L’ultima fase prima del trapianto prevede che si recidano con una nanolama in diamante le spine dorsali dei due corpi, e la testa di Spiridonov sarà trasportata sul corpo del donatore con una sorta di gru.

Ecco il punto clou dell’operazione: il ricongiungimento del midollo spinale di Valery e quello del donatore, ed è proprio qui che si presenta l’innovazione pratica. Canavero spiega, in un’intervista per “Le Iene”, che il midollo spinale presenta una parte cellulare interna e una esterna composta di fibre che comunicano con il cervello, ed è la rottura di queste ultime che rende un uomo disabile. Tuttavia, in modo diverso, anche la parte cellulare comunica con il cervello, e attraverso l’accostamento di quella di Spiridonov a quella del donatore, secondo Canavero e Ren ci potrebbe essere il funzionamento del sistema di comunicazione dell’encefalo. Molti sapranno che le cellule del cervello e del midollo spinale sono incapaci di rigenerarsi, quindi come potrebbe avvenire questo ricongiungimento? La risposta sta nel discusso utilizzo del glicole polietilenico (PEG), che agisce sulle cellule nervose forzandole a fondersi. In corrispondenza, dunque, di queste nuove fibre sarebbero poste, dice Ren, delle placche elettriche per stimolarne il funzionamento. Entro un’ora dalla decapitazione il flusso di sangue verso il cervello di Spiridonov dovrà essere ripristinato, e saranno poi ricongiunti ossa, muscoli e nervi. Infine, Valery dovrà riposare, con il collo bloccato, in un coma farmacologico per diverse settimane.

 

Secondo quanto dice a “Le Iene”, per Canavero c’è il 90% di possibilità di completa riuscita dell’intervento, ma il ragazzo russo è consapevole che potrebbe morire o risvegliarsi senza avere il controllo del corpo. Tuttavia, sono molti gli scetticismi che si stanno alzando dalla comunità scientifica, e Ren e Canavero stanno tutt’ora ricevendo molte critiche da chi considera l’intervento scientificamente impossibile. Ad esempio, è inattuabile il monitoraggio del PEG e, nonostante abbia dato esiti più o meno positivi nella sperimentazione sui topi, non si sa che effetto avrebbe se utilizzato su cellule umane (anche se i due chirurghi sostengono che basti il 20% delle cellule del midollo spinale funzionanti per far sì che l’operazione vada a buon fine).

In ogni caso, la riuscita dell’intervento donerebbe a milioni di persone disabili la speranza di avere una vita autonoma, e a quel punto, nonostante le implicazioni etiche e sociali che inevitabilmente scaturiranno, sarà sicuro parlare di progresso.

Floriana Trey, 4ª B

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